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Lettera di Natale 2011


Lettere e articoli - Lettera di Natale 2011
Carissimi amici,
l’anno scorso, piú o meno in questa época, scrivevo la lettera di Natale, non sapendo ancora del viaggio a Brescia per ricevere il Premio Bulloni. Poi la sorpresa e il viaggio-lampo, la bella cerimonia e qualche rapido incontro. Quest’anno sicuramente non sará cosí, dovremo accontentarci di scambiare qualche idea attraverso questa semplice lettera.
Vi dico subito che le notizie che arrivano dall’Italia e che ci sono ripassate dai mezzi di comunicazione brasiliani mi preoccupano. Sembra proprio che la crisi sia grande e che l’Europa passerá per qualche anno di difficoltá economiche. Addirittura, ci dicono, che il Brasile dovrá fare qualche prestito alle economie in pericolo, non esclusa quella degli Stati Uniti. Chi l’avrebbe mai pensato? A questo punto peró mi domando dove stá andando questo mondo che non smette di voler produrre e consumare al di sopra delle sue forze e delle possibilitá del pianeta Terra. Evidentemente io parlo dal mio “osservatorio” che é il nord dell’Amazzonia, dalla cittá di Macapá con il piú basso indice di reddito per domicilio tra tutte le capitali di Stato del Brasile. I dati del censimento del 2010 dicono che il reddito domiciliare medio di Macapá é di 631 reais (diciamo meno di 300 Euro) e metá della popolazione riceve soltanto 316 reais (arrotondiamo a circa150 Euro). Cosa significano questi numeri? Le statistiche fanno la media, chiaro. In realtá, gli alti funzionari di tutti i vari livelli guadagnano bene, ma la maggior parte della popolazione soffre per la mancanza di lavoro e perció di reddito sufficiente per vivere. Molti sopravvivono delle pensioni e dei vari progetti di aiuto sociale del Governo. Insomma, si parla tanto di ricchezza, ma qui, tutti noi, ci domandiamo dove sia nascosto tutto questo bem di Dio.
Certo, oggi chi viaggia per l’Amazzonia puó vederla trasformata in un cantiere di costruzioni. Se in altre cittá la preoccupazione é costruire stadi e aeroporti, per accogliere la Coppa del Mondo di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016 e tutti i relativi atleti e turisti, qui l’obiettivo é la produzione di energia elettrica, con la costruzione di dighe di medie e grandi dimensioni. Anche noi avremo le nostre belle centrali idroelettriche, ormai pianificate per l’energia “pulita” per diminuire o annullare l’impatto ambientale, con promesse di rimboschimento e tutto quanto i buoni ecologisti reclamano. Quanto noi sappiamo é che l’energia elettrica qui generata servirá soltanto in minima parte all’Amapá – speriamo almeno per eliminare uma volta per tutte le centrali termoelettriche che bruciano olio diesel a piú non posso – perché la maggior parte dell’energia andrá al Sud del paese dove il bisogno é grande (leggi industrie!) e il progresso non si puó fermare. Tutto questo succederá quando le linee elettriche del Nord saranno collegate alle altre del Centro-Sud. Insomma un Brasile “in rete” (elettrica), perché nessuno (leggi S. Paolo) resti senza energia. In compenso almeno un filo elettrico dovrebbe arrivare anche nei luoghi piú lontani perché dappertutto funzionino televisioni, frigoriferi, condizionatori d’aria, frullini, cellulari, ecc.. Sará la globalizzazione del consumo, ma anche dell’informazione e del modo di pensare! Non sicuramente perché le nuove generazioni abbiano la buona volontá di continuare ad abitare in campagna – in mezzo alla natura – e il loro sogno di vita sia piú semplice e, in fondo, umano. Il programma del Governo há um bel nome: Luce per tutti!
Nessuno difende l’esclusione sociale, la miseria o l’abbandono, ma bisogna anche vedere quale reale “progresso” raggiungerá la nostra gente da sempre abituata a vivere in riva ai fiumi, o tra il verde della foresta, in quel modo semplice e naturale di chi si sente a casa sua in mezzo alla natura. Ancora uma volta devo ripetere che il Brasile é sí um paese ricco, ma troppi, ancora troppi, brasiliani vivono ai margini di una vita degna e sicura.
Una delle principali cause della povertá e dell’incertezza della vita, al Nord, é senza dubbio la corruzione. Ormai le notizie parlano di um miliardo di reais fatto sparite dai governanti anteriori durante gli otto anni della loro amministrazione . Soprattutto i soldi sono spariti in quelle aree dove maggiormente avrebbero dovuto essere investiti: nell’educazione e nella salute. Lo dicano alunni e professori, ma lo dicano soprattutto i malati che non trovano Médici, letti, medicine, sale operatorie e macchine per esami, negli ospedali, costruiti tanti anni fa per uma popolazione dieci volte inferiore.
É il caso di parlare non solo di mancanza di ética, ma di vera e própria immoralitá.
Quello che possiamo fare come Chiesa é stare dalla parte di coloro che soffrono, a volte alzando la voce, ma nella maggior parte dei casi avendo pazienza, come loro, senza perdere la speranza che tutto questo um giorno cambierá. Qui, purtroppo, la situazione política é troppo complicata per buttarvisi a capo fitto per cercare di cambiare qualcosa. Per adesso c’é solo il rischio di rompersi la testa e di non cambiare assolutamente niente. Certe situazioni hanno bisogno di tempo, di molta coscienza e responsabilitá per cambiare, oltre a persone oneste capaci di farlo.
La Chiesa ha poi, innanzitutto, il compito di “evangelizzare”, perché sai, appunto, la novitá del Vangelo a cambiare i cuori e con questo i rapporti tra le persone e con i beni che il Signore ha creato per tutti. Da parte nostra nell’ultima Assemblea diocesana, realizzata alla fine di novembre, abbiamo accolto e fatte nostre le cinque grandi urgenze dell’azione evangelizzatrice della Chiesa in Brasile: uma chiesa in stato permanente di missione, uma chiesa casa dell’iniziazione alla vita cristiana, uma chiesa luogo di animazione biblica della vita e della pastorale, uma chiesa comunitá di comunitá e, infine, uma chiesa a servizio della vita piena per tutti. Naturalmente cercheremo di adattare queste urgenze alla nostra realtá. Comunque nessuna delle “urgenze” é poi cosí nuova al punto di averci presi di sorpresa. Ormai sono anni che camminiamo secondo queste direttive. Ora sono, diciamo, ufficiali, e dovremo tradurle in pratica. C’é, peró, un’altra urgenza che stá alla base di tutto e che chiamiamo: “conversione pastorale” o “delle strutture”. Quando é necessario dobbiamo avere il coraggio di aprire cammini nuovi, raggiungere nuovi ambienti, cercare um linguaggio nuovo comprensibile e attraente per gli uomini – i giovani soprattutto - di oggi. I giovani e la famiglia saranno poi le due prioritá che abbiamo scelto per i prossimi quattro anni.
Giá che stiamo parlando di “giovani” ...tutti ormai sapete che la prossima Giornata Mondiale della Gioventú sará a Rio di Janeiro nel mese di luglio di 2013. Chissá che um buon gruppo di giovani bresciani – e relativi accompagnanti – non decida, prima di andare a Rio o dopo, di passare per Macapá e fare almeno un giro in barca sul Rio delle Amazzoni. Altrimenti possono pensare che il Brasile sia Rio di Janeiro, con tutto quanto possiede di “turístico”. La realtá non é solo quella che le compagnie di viaggio “vendono” nei pacchetti “tutto compreso”! Per quanto riguarda la Radio S. Giuseppe siamo ormai alla tappa finale. Tutto é stato approvato, manca solo l’ultimo documento di funzionamento da parte del Ministero delle Comunicazioni. Sarebbe una sciocchezza se non fossero migliaia le radio ad essere approvate. Quando ci sono molti documenti sulla scrivania, qualcuno – chissá perché – rimane sempre sul fondo o a metá e gli altri passano davanti. Per questo dobbiamo ancora contare com l’appoggio di qualche político per non rimanere fermi “nei cassetti”, sperando non togliere il diritto agli altri, ma neppure rimanere sempre sul fondo. Speriamo di cominciare a trasmettere almeno per la Festa di S. Giuseppe.
E Il Natale? A questo punto dobbiamo fare quanto ci chiede la nostra fede: credere in Colui che il Padre ha inviato. La fede non si limita a um fatto o all’altro, abbraccia tutta la vita, dá senso a tutto quanto facciamo, illumina il cammino incerto di tutti i nostri passi. In fondo si tratta di avere fiducia sempre, di credere, appunto, piú in Lui – il Signore - che nei nostri progetti, nella Sua pazienza piuttosto che nella nostra fretta.
Se il Padre non ha risparmiato il suo Figlio e ha voluto che fosse uguale a noi – meno nel peccato – é perché questa umanitá, del nostro tempo, quella anteriore e quella che verrá, non sono perse. Tutt’altro. - Oggi é nato per voi un Salvatore che é il Cristo Signore - dicono gli angeli ai pastori e per questo annunciano loro uma grande gioia. La grande gioia é fatta di gioie piccole, che poi sono sempre grandi per chi le vive con pienezza e gratitudine: um’amicizia, um incontro, um segno di speranza, um gesto di bontá. Ci pensa il Signore a trasformare i gesti piccoli in grandi, ma con i tempi e i modi che Lui decide. Quello che conta per noi é continuare a credere, a sperare, ad avere fiducia nel Bambino che é nato e ri-nasce sempre nei nostri cuori.
Buon Natale a tutti e grazie per tutto quello che fate per me e per questa gente che, nella sua semplicitá e povertá, cerca, come tutti noi, di dare um senso grande alla vita. Chi stá vicino al Signore, per piccolo e sconosciuto che sia, ci riesce sempre, perché Lui, il Signore- Gesú - Bambino, é grande, piú grande di tutti i falsi potenti che si credono i padroni di questo mondo.
+ Piero Conti
Macapá dicembre 2011